Inferno di fuoco, paura sulla 130
Statale paralizzata. Le fiamme sono partite da una trebbiatrice
L'Unione Sarda - Domenica 14 giugno 2009
Un rogo enorme, partito da una mietitrebbia, ha mandato in cenere oltre settecento ettari di territorio
DAL NOSTRO INVIATOANDREA PIRAS
VALLERMOSA Quando le lame della trebbiatrice hanno colpito alcune pietre nascoste dalle spighe è scoppiato il finimondo. Una, due, cento scintille e l'avena si è accesa in un attimo, regalando al fuoco la materia prima per crescere, espandersi, aiutato dalle folate di maestrale che per l'intero pomeriggio non ha dato tregua. Oltre settecento ettari di territorio (le stime sono probabilmente per difetto) sono stati trasformati in cenere, e solo il grande lavoro messo in campo dai vigili del fuoco, del Corpo forestale e dei volontari della Protezione civile hanno impedito il disastro. Denunciati il titolare dell'azienda agricola da cui sarrebbe partito il rogo, così come il suo dipendente che manovrava la mietitrebbia. Mentre grande paura c'è stata sulla statale 130, invasa dal fumo e attraversata dalle fiamme.
È stato davvero determinante l'intervento a terra per preservare diverse aziende agricole (due, a Siliqua, sono state salvate appena in tempo) e del deposito di munizioni di Decimoputzu, letteralmente circondato dai vigili del fuoco che hanno creato un vero e proprio cordone di sicurezza con le motopompe e le cisterne per evitare che le fiamme potessero raggiungere i caseggiati militari.
Nella zona hanno inoltre lavorato dall'alto i due elicotteri delle basi di Pula e Marganai del servizio regionale antincendio e i canadair arrivati da Ciampino inevitabilmente con forte ritardo. Un fatto che ha scatenato le proteste dei sindaci della zona per la campagna antincendio non ancora decollata in Sardegna nonostante il grosso rischio dovuto alle piogge di quest'inverno che ha favorito la crescita della vegetazione, ora in gran parte secca per il caldo torrido di queste ultime settimane. Ed è polemica per il sistema delle vedette dell'Ente foreste ancora «a scartamento ridotto».
Una lacuna che in molti, ieri, sul fronte del fuoco e tra le squadre intervenute per domarlo, hanno rimarcato con rabbia, stigmatizzando il ritardo con cui sarebbe stato avvistato il rogo.
L'inferno è esploso tra le tredici e un quarto e le tredici e mezzo a Vallermosa, all'interno dell'azienda agricola di Giovanni Murgia. Un suo dipendente stava operando con una trebbiatrice su un campo d'avena di dieci ettari quando le lame hanno accidentalmente toccato alcune pietre nascoste sul terreno. L'urto tra metallo e roccia ha fatto scoccare alcune scintille che in un attimo hanno incendiato le spighe. Sono stati gli 007 dei Nuclei investigativi degli ispettorati ripartimentali del Corpo forestale di Cagliari e Iglesias a individuare l'origine del gigantesco rogo. I sassi (scheggiati) sono stati messi sotto sequestro, così come sequestrata è stato il meccanismo delle lame della macchina trebbiatrice. Entrambi, imprenditore agricolo e dipendente sono stati denunciati.
La prima segnalazione al centralino di via Biasi è arrivata alle 13,50 e sono scattati i soccorsi. C'è voluto poco perché le lingue di fuoco iniziassero a correre, spinte dal vento e dal caldo infernale. L'intero apparato antincendio è stato coinvolto, mentre la protezione civile ha inviato in zona i volontari del Centro Pan di Siliqua, del Soccorso Iglesias, dell'Orsa e della Prociv Arci di Assemini. E ancora squadre di Capoterra e di altri centri dell'hinterland. Mentre carabinieri e polizia hanno pattugliato il territorio e governato il traffico. Per oltre tre ore un lungo tratto della 130 è stato chiuso al traffico. Anche perché il rogo, ha superato la carreggiata all'altezza del ventisettesimo chilometro. Diversi i tamponamenti a causa del fumo denso e della ridotta visibilità. Secondo le prime stime gli ettari distrutti sarebbero più di 700, ma si ipotizza che il rogo possa averne ingoiato mille.